Raffaele Gaito, Growth Hacker: questo è il mio lavoro

Raffaele Gaito, Growth Hacker: questo è il mio lavoro

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In Questo è il mio lavoro professionisti digitali ci raccontano come sono arrivati a fare quello che fanno e il loro punto di vista sulla professione. Oggi conosciamo Raffaele Gaito, che ci racconta molte cose interessanti sulla professione di Growth Hacker.

Ciao Raffaele! Per chi non ti conoscesse racconta chi sei e cosa fai.

Raffaele Gaito, Salernitano, classe 84, cresciuto a camille e robottoni giapponesi.
A 15 anni ho scritto la mia prima riga di codice. A 17 ho aperto il primo blog. A 20 ho lanciato la mia prima azienda. In segreto mi alleno per diventare Batman.
Oggi affianco aziende e professionisti come consulente e formatore sul mondo del marketing e del business.
Ho da poco pubblicato il mio primo libro “Growth Hacker, mindset e strumenti per far crescere il tuo business”.

Cosa ti ha portato a diventare un Growth Hacker?

In realtà è stato un percorso abbastanza naturale! Ho sempre fatto impresa fin da quando ero ragazzino e avendo un background tecnico (laurea in informatica) curavo gli aspetti di sviluppo del prodotto.

Più passava il tempo e più mi rendevo conto che non bastava essere un bravo programmatore per vendere, non bastava avere una buona idea per far scaricare la tua app agli utenti, non bastava mettere su un e-commerce per avere clienti. Sembra una considerazione banale, ma non lo è affatto!

Col tempo iniziai quindi a studiare il mondo del marketing (in senso lato) e in questa lunga e approfondita fase di studio (soprattutto da materiale americano) mi sono imbattuto nel libro Growth Hacker Marketing di Ryan Holiday (il primo libro sull’argomento).

Fu così che scoprii questo ibrido, questa figura che mi descriveva perfettamente: non era un marketer, non era un imprenditore, non era un programmatore, era tutte queste figure messe insieme.

È stata letteralmente un’epifania e da li è cominciato tutto…

Cosa ti piace di più del tuo lavoro e cosa invece ti piace di meno?

Mi piace il fatto che non ha barriere, potenzialmente Growth Hacker significa tutto e non significa niente. Hai sempre da studiare, sempre un nuovo tool, una nuova tecnica, un nuovo caso studio, un nuovo framework e così via. Per chi ama ricevere continuamente nuovi stimoli è una manna dal cielo.

Non mi piace il fatto che si sia sputtanato molto velocemente. Per molti è diventato sinonimo di crescita semplice ed economica, quando in realtà è tutt’altro.

Nonostante io mi sforzi un sacco a fare sensibilizzazione e informazione sul tema ricevo ancora email che fanno cadere le braccia.

Cosa deve fare, secondo te, chi vuole diventare un Growth Hacker?

Rimettersi in gioco completamente. Una volta che capisci come funziona questo meccanismo devi abbandonare un bel po’ di convenzioni dei metodi “classici”.

Devi rimetterti a studiare. Devi accettare che non sei nessuno e che non sai un bel niente. Devi comprendere che il fallimento è un passo necessario nel percorso verso il successo. Devi essere disposto a mettere in dubbio qualsiasi cosa e a fidarti solo dei dati.

Insomma, ne devi fare di passi indietro.

Che tipo di skill devi avere/allenare per fare la differenza nel tuo ruolo?

Parecchie 🙂

Scherzi a parte, la figura del Growth Hacker è quella che solitamente viene definita, nel mondo delle risorse umane, un profilo a T. Non è uno specialista, ma una persona che preferisce sapere un po’ di tutto invece che tutto di un po’. 

Le competenze spaziano da quelle di marketing a quelle di prodotto, passando per quelle tecniche, di psicologia, ecc. Giusto per fare qualche esempio concreto: devi sapere lavorare con i dati e quindi con i sistemi di analytics, devi essere in grado di padroneggiare gli strumenti di advertising, saper scrivere un minimo di codice per le emergenze, lavorare bene con i testi, conoscere i principi di persuasione, sapere come si valida un modello di business, essere in grado di svolgere un processo di customer development e così via.

Io l’avevo detto che erano parecchie…

Come pensi che il tuo ruolo si evolverà in futuro? Di quali conoscenze/skill avrai bisogno?

È una figura che sta andando sempre di più verso un ruolo strategico e se ci pensi è anche abbastanza normale. È sempre più difficile trovare un Growth Hacker che abbia tutte le competenze descritte sopra e quindi le aziende si muovono in maniera diversa: se non riesco ad assumere uno così (perché magari costa troppo o non lo trovo) metto in piedi un team che sopperisca a queste mancanze.

In uno scenario di questo tipo il Growth Hacker diventa una figura di team leader che gestisce il processo di Growth Hacking nella parte strategica per poi lasciare l’operatività ai vari singoli: il marketer curerà gli aspetti di marketing, il programmatore gli aspetti tecnici, il product manager lo sviluppo del prodotto e così via.

È una cosa che sta già accadendo e, inevitabilmente, in uno scenario del genere diventano sempre più fondamentali le soft skill.

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