In Questo è il mio lavoro professionisti digitali ci raccontano come sono arrivati a fare quello che fanno e il loro punto di vista sulla professione. Oggi conosciamo Ivan Morgillo, che ci racconta molte cose interessanti sul suo lavoro di android developer.
1) Ciao Ivan! Raccontaci chi sei e cosa fai.
Ho iniziato a _smanettare_ con Android nel 2010, inizialmente con custom ROMs e qualche piccola app create nel tempo libero,
per poi trasformandolo in un lavoro a tempo pieno. Nel 2013 ho conosciuto ReactiveX e nel 2015 ho pubblicato il mio primo libro
sull’argomento, cominciando anche la mia avventura da speaker al Droidcon di Berlino.
Oggi sono responsabile dell’app Android di AsanaRebel, sto completando il mio ultimo libro, Grokking ReactiveX e continuo a lavorare sul mio pet project piu’ popolare.

2) Cosa ti ha portato a diventare un Android developer?

Sono sempre stato un utente Linux e quando Android è diventato popolare, l’idea generale del sistema mi era già familiare. Quando i primi smartphone economici sono arrivati sul mercato, ho cominciato a “smanettare” con ROM custom e ottimizzazioni al sistema, ma col tempo e’ nato il bisogno di _salire_ a livello apps, per avere un rapporto più diretto con gli utenti.

Ho cominciato scrivendo app che risolvevano piccoli miei problemi per poi scoprire che decine di migliaia di utenti condividevano alcune mie “scocciature” di tutti giorni e le mie app hanno cominciato a diffondersi. Di li’ a poco e’ diventato un lavoro che con passione e la giusta attitudine mi ha arricchito molto.

3) Cosa ti piace di più del tuo lavoro? Cosa invece ti piace di meno?

Una delle cose che apprezzo di più di Android è facilità di accesso all’ecosistema, la capacita’ di metterci efficacemente in contatto con milioni di utenti con pochi click e pochi soldi: scrivi una app usando un PC qualsiasi da 300 euro, con 30 euro ti registri al Google Play Store, pubblichi l’app e i tuoi utenti possono installarla in poche ore.

A volte, però, la frammentazione dell’ecosistema può essere frustrante: decine di versioni di sistema operativo e decine di migliaia di modelli diversi di smartphone ti lasciamo con la costante paranoia di non aver testato tutto abbastanza.

4) Cosa consiglieresti di fare a chi vuole diventare un bravo Android Developer?

Negli anni impari a conoscere i tuoi limiti… a tue spese, come sempre nella vita. Un consiglio che mi sento pero’ comunque di dare è “Siate coraggiosi”. Ci vuole coraggio a spingere le idee in cui si crede, anche in un environment sfavorevole. Ci vuole coraggio a chiedere aiuto quando non si sa qualcosa o quando quel qualcosa e’ semplicemente al di la’ dei propri limiti. Ci vuole coraggio a lasciare tutto e “andare” e ci vuole coraggio anche a “rimanere e provare”.

5) Che tipo di skill devi avere/allenare per fare la differenza nel tuo ruolo?

Non avrei potuto fare nemmeno un passo lungo il mio percorso senza PMA: Positive Mental Attitude. Siate proattivi e positivi. Cercate di pensare in coppie “Problema -> Soluzione” senza farvi demoralizzare dai problemi. Quando mi trovo in una situazione “difficile” penso sempre ad un mio vecchio professore del liceo che ci diceva: “Non esiste facile o difficile. Esiste ‘lo sai fare’ o ‘non lo sai fare'”.

E questo ti mette nell’ottica del “Be’ non e’ difficile di per se. Devo solo imparare a farlo!”. Questa mentalità con l’accesso all’informazione di cui godiamo al giorno d’oggi, ci rende potenzialmente incredibilmente vincenti!

Come si allena una mentalità positiva? Meditazione e libri di self-help sono la mia soluzione. Probabilmente ogni settimana passate ore viaggiando in metro verso università o ufficio: usate quel tempo per leggere. Se guidate? Ci sono gli audiolibri!

6) Come pensi che il tuo ruolo si evolverà in futuro? Di quali conoscenze/skill avrai bisogno?

Al momento sto lavorando sulla crescita personale e sulla gestione delle relazioni.

Quello che oggi spesso si considera un “Senior” è qualcuno che semplicemente ha passato un tot di anni nel mondo dello sviluppo software. Io penso invece che un “Senior” sia un programmatore in grado di relazionarsi con colleghi in maniera efficace, insegnare, imparare, negoziare e ispirare.

Ancora una volta, un percorso che ha bisogno di estrema mindfulness, umiltà e fiducia in se stessi.

Categorie: Interviste

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