I dispositivi wearable stanno trovando sempre più posto non solo nella vita privata ma anche sul posto di lavoro promettendo di migliorare il nostro livello di benessere e la nostra produttività. Ecco quali sono le categorie di dispositivi wearable che stanno prendendo più piede, cosa promettono di fare e quali sono le principali barriere all’adozione.

Cosa sono i dispositivi wearable

Vengono definiti wearable tutti i dispositivi tecnologici che possono essere indossati: questi “dispositivi indossabili” possono sia comunicare direttamente, attraverso una connessione wireless integrata, oppure indirettamente attraverso un diverso dispositivo come uno smartphone.

Esistono attualmente diverse categorie di dispositivi tecnologici indossabili, ecco le principali: 

  • Smart glasses, occhiali intelligenti che forniscono informazioni aggiuntive a ciò che l’occhio umano è in grado di vedere. Rientrano in questa categoria i famosi Google Glasses: dopo il clamoroso fallimento avvenuto nel 2013 sono stati rilanciati nel 2017 in una versione solo per i professionisti. Tra gli smart glasses più performanti presenti sul mercato spicca anche il nome di Vuzix, il modello M100 promette di offrire tutte le funzioni di uno smartphone tra le quali una fotocamera in grado di scattare foto e registrare video, un GPS, una bussola e un giroscopio in grado  di individuare non solo la posizione ma persino l’angolo e la direzione dello sguardo.
  • Fitness Trackers, dispositivi da indossare al braccio in grado di rilevare parametri quali la frequenza cardiaca, il numero di passi e le calorie bruciate. A contendersi la leadership del mercato per questa categoria sono Fitbit e il produttore cinese Xiaomi.
  • Smart Watches, gli orologi intelligenti che si connettono allo smartphone permettendo di fare chiamate, gestire la riproduzione della musica e visualizzare le notifiche. Appartiene a questa categoria il più che noto Apple Watch prodotto da Apple.
  • Smart clothing, una categoria meno conosciuta che rappresenta ancora una nicchia di mercato: si tratta di capi di abbigliamento, come pantaloni e magliette, con tecnologia integrata. Poco tempo fa è stata lanciata da Google e Levi’s la smart Commuter Trucker Jacket, che sfrutta la tecnologia Google Jaquard per controllare la musica e gestire chiamate e messaggi.
  • Smart Headphones, ovvero auricolari intelligenti che offrono una grande varietà di funzioni tra le quali traduzioni estemporanee, un servizio di assistenza vocale e il controllo dello smartphone. Tra i brand di spicco in questa categoria troviamo Vinci, il produttore delle cuffie dotate di intelligenza artificiale che imparano dai tuoi gesti, abitudini, segni vitali e sviluppano raccomandazioni personalizzate in tempo reale.levis-google-commuter-jacket.jpg

Secondo uno studio pubblicato dalla società di ricerca Tractica, entro il 2020 circa 75 milioni di dispositivi wearable penetreranno il mercato del lavoro trovando una grande varietà di utilizzi. Alcune categorie di dispositivi come gli smart glasses troveranno sempre più applicazione a livello industriale in quanto permettono all’operaio di avere le mani libere e quindi di velocizzare il flusso produttivo. I fitness trackers invece sono attualmente la tipologia di wearable più adottata nei programmi di salute e benessere aziendali: basti pensare che Fitbit ha lanciato un’intera divisione denominata “Health Solutions” con lo scopo di offrire ai datori di lavoro un programma completo per il monitoraggio costante di parametri vitali come il battito cardiaco, dell’attività fisica e della durata e della qualità del sonno dei dipendenti; il software incluso dà accesso ad una grande mole di dati e permette addirittura di lanciare “sfide”, controllarne l’adesione e i relativi progressi dei partecipanti.

 

Homepage Fitbit Health Solutions

I benefici dei dispositivi indossabili

Tra i benefici imputabili ai wearables si annoverano innanzitutto l’aumento della produttività e dell’efficienza del dipendente: si pensi per esempio a come gli smart glasses siano in grado di rendere le informazioni subito disponibili di fronte allo sguardo dell’utente eliminando la necessità di avere a portata laptop o tablet, o a come gli smartwatch consentano l’immediata lettura delle notifiche evitando che l’utilizzatore estragga e sblocchi il proprio smartphone ripetutamente. Dagli esempi precedenti, è chiaro che il vantaggio dei dispositivi wearable consiste nel riuscire a tradurre azioni compresse in “microinterazioni” riducendo il tempo richiesto per lo svolgimento e aumentando l’output finale.

I dispositivi wearable consentono inoltre al datore di lavoro di conoscere il tempo richiesto per lo svolgimento delle mansioni: le app di monitoraggio compatibili con gli smartwatch, una delle quali ad esempio è Timelogger, permettono al dipendente di gestire i propri task e quantificarne con precisione la durata. App come Timelogger aumentano senza dubbio il livello di responsabilità da parte del dipendente rendendolo più consapevole di come riesce a gestire il proprio tempo lavorativo e allo stesso tempo danno in mano al datore di lavoro un potente strumento di controllo: è subito evidente l’analogia con l’Effetto Hawthorne che correla il sentirsi osservati ad un aumento del rendimento.

Interfaccia Timelogger

Un altro grosso beneficio dei wearable è il potenziale miglioramento del livello di salute da parte di chi li indossa che si traduce in una riduzione dell’assenteismo e dei costi per le spese mediche a vantaggio dell’azienda: chi possiede un fitness tracker non solo è più consapevole del proprio stato di salute ma è anche intrinsecamente più motivato a tenersi in forma.

Le barriere legate all’adozione 

Le principali barriere all’adozione di questo tipi di dispositivi restano primariamente i costi particolarmente elevati: secondo una ricerca pubblicata da Pwc , il 67% dei consumatori sarebbe favorevole all’adozione dei wearables sul posto di lavoro e desidererebbe che fosse l’azienda a coprirne il costo. Tuttavia, anche se fosse l’azienda a pagarne il prezzo, resta il problema di come spingere i dipendenti ad un utilizzo continuativo dei loro dispositivi tecnologici. Uno studio pubblicato da Willis Tower Watson e da Jiff rivela infatti che in media un terzo degli utilizzatori è solito abbandonare i propri dispositivi dopo soli 6 mesi: associare degli incentivi o delle ricompense al raggiungimento di determinati traguardi, o lanciare competizioni a livello aziendale con lo scopo di incoraggiare comportamenti sani sono possibili soluzioni.

In connessione con l’enorme quantità e tipologia di dati che questi dispositivi è in grado di generare, una tematica in sospeso rimane quella della privacy: il datore di lavoro sarebbe in ogni momento in grado di conoscere il luogo, il numero di ore lavorate e i parametri vitali dei propri dipendenti, una soluzione parziale per ovviare a questo problema potrebbe essere quella di consentire l’accesso ai dati solamente a livello aggregato. Un altro interrogativo aperto è quello di chi risulta responsabile tra il produttore, il datore di lavoro, lo sviluppatore dell’app o l’utilizzatore stesso nel caso quest’ultimo riporti danni fisici durante l’utilizzo di un dispositivo indossabile.

 

 

 

 

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