Tech Challenge: una chiacchierata con Alberto Pirovano

Tech Challenge: una chiacchierata con Alberto Pirovano

Abbiamo fatto una chiacchierata con Alberto Pirovano, CTO e CO-Founder di Tramundi per chiedergli che effetto ha avuto il lockdown sul lancio di una travel company e quali saranno gli stack tecnologici che emergeranno come fondamentali per la ripartenza.

1)Che impatto ha avuto il lockdown sui progetti di product development della tua azienda? Nell’adottare i principi della metodologia Agile, come (e se) avete reagito alle conseguenze di questa emergenza?

Il mercato del travel è indubbiamente stato colpito in maniera molto dura dalla pandemia.

Noi di Tramundi (tramundi.it) siamo stati fortunati, pur nel momento difficile, perché abbiamo cominciato le operazioni proprio a cavallo del lockdown – quindi posso dire che i problemi ci hanno toccato in minima parte, nonostante l’ovvia necessità di fare i conti con un mondo ancora parzialmente chiuso.

Abbiamo adattato alcuni riti Agile alla nuova situazione, ma più che altro per far fronte alla nuova sfida del remote working: un esempio è l’adozione di uno standup meeting mattutino allargato a tutta l’azienda (ce lo possiamo permettere, essendo ancora in early stage) e rigorosamente a camera accesa, per facilitare la comunicazione e fare in modo di essere tutti sulla stessa pagina. Per quanto riguarda i restanti principi della metodologia Agile, dalle iterazioni alla pianificazione alle retrospective, abbiamo cercato di non farci influenzare troppo dall’emergenza – e devo dire che finora ce la siamo cavata molto bene.

2)  In ambito sviluppo, quali sono le sfide tecnologiche più interessanti che tu e il tuo team dovrete affrontare nei prossimi mesi? A tuo avviso, quali saranno gli stack tecnologici che emergeranno come determinanti? 

La prima sfida è sicuramente quella dell’automazione: vogliamo cercare di costruire una macchina che sia in grado di garantirci la possibilità di scalare su numeri importanti. L’organizzazione di tour e di esperienze in giro per il mondo può essere particolarmente challenging, viste le numerose variabili in gioco: più i flussi saranno perfetti e le automazioni per la gestione dei day-by-day raffinate, più avremo tempo da dedicare agli elementi che vogliamo ci contraddistinguano – attenzione maniacale all’esperienza dell’utente, human touch nell’organizzazione delle esperienze, ampiezza dell’offerta.

Per fare questo non immagino stack tecnologici predominanti: sicuramente l’integrazione di servizi eterogenei sarà fondamentale, visto che nel nostro business in particolare i flussi aziendali attraversano diversi domini. Dal punto di vista dell’architettura i microservizi, insieme a un layer di astrazione (GraphQL è la tecnologia che mi viene più naturale immaginare) che unifichi e renda omogenee le diverse sorgenti di questa vera e propria polyglot persistence, possono essere il collante giusto per cementare questa integrazione.

La seconda sfida è quella dell’usabilità: vogliamo spingerci il più possibile a fondo nella misurazione e nell’apprendimento di cosa funziona di più dal punto di vista dell’esperienza utente, per costruire una piattaforma che sia contemporaneamente efficace e bella da usare.

La terza sfida è quella della persistenza: vogliamo essere un servizio per i nostri viaggiatori dal momento in cui cominciano a pianificare il loro prossimo viaggio fino a quando scendono dall’aereo alla fine della loro avventura. Per fare questo le parole chiave sono multicanalità e omogeneità nell’esperienza.

3) Immagini di poter accrescere il tuo team con nuovi collaboratori? Quali skills deve avere un candidato per poter affrontare le sfide che avete davanti? 

Stiamo già accrescendo il team per fare in modo di aumentare la nostra velocità (e per lavorare meglio, ovviamente, e divertirci di più). Noi crediamo molto nell’approccio full-stack, soprattutto in questa fase: cerchiamo sviluppatori in grado di mettere mano sull’intera piattaforma, e più ci mischiamo e ci diamo una mano a vicenda su parti anche molto distanti del codice più siamo contenti.

La separazione fra sviluppo backend e sviluppo frontend è un mantra che dura da anni, ed è ovvio che non metto in discussione il valore della specializzazione: d’altra parte, specie nelle prime fasi di un progetto, l’esperienza in entrambi i contesti porta un valore immenso, ed quello su cui stiamo puntando. In questo caso 1 + 1 fa 11, insomma.

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